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Il futuro è "critico"   versione testuale

RdC ha scelto. I cinque giovani più promettenti della critica italiana sono loro: Francesca Mezzi, Maria Carla Zizolfi, Claudio Giambene, Micol Lorenzato e Monica De Luca. Provengono tutti dal sesto stage di critica cinematografica che ha da poco chiuso i battenti a Torino, dovevano misurarsi con una recensione di Indiscreto di Stanley Donen, hanno fatto il lavoro migliore, avranno ora l'opportunità di collaborare a vario titolo con la Fondazione Ente dello Spettacolo. Da parte della redazione della Rivista i complimenti a loro e l'augurio di un avvenire critico. Professionalmente parlando. Ecco le recensioni selezionate:


Un omaggio all'arte. Non solo di amare di Francesca Mezzi

Londra: un’affermata attrice teatrale confusa sul suo futuro di artista e di donna, Anna Kalman (Ingrid Bergman) fatica a trovare un uomo capace di farla innamorare, ma quando conosce Philip Adams (Cary Grant), brillante economista americano, la scintilla scocca immediata e reciproca. Presto Philip accetta un lavoro presso la NATO per stare più vicino ad Anna: tutto sarebbe perfetto se Philip non fosse già sposato e impossibilitato a ottenere il divorzio. Nonostante le riserve della sorella, Anna porta avanti la relazione, riprende a recitare e i due si dividono tra lavoro e amore in invidiabile sintonia. In realtà Philip ha finto di essere sposato per evitare il matrimonio: quando lo scopre Anna inventa una messa in scena per vendicarsi dell’inganno. Nasce così un’architettura “teatrale” che avrà risvolti comici e sentimentali.
Stanley Donen crea dalla sceneggiatura di Norman Krasna (basata su una propria commedia, Kind Sir) un impianto narrativo fatto di tempi perfetti, contrappunti e incisi, battute folgoranti, aperture e chiusure di porte e tende/sipario, rimandi di suoni e colori orchestrati in modo impeccabile, leggero, fluttuante. Non un musical, ma una commedia estremamente musicale in cui tutto è maniacalmente curato: costumi, scenografia (bellissime le -vere!- opere d’arte nell’appartamento di Anna), dialoghi, musica, oltre a comprimari di straordinaria bravura. Ma non se ne vede affatto lo sforzo: la pellicola, con la sua misurata leggiadria, è una vera signora.

Delicato epitaffio di un genere di Maria Carla Zizolfi

L’epoca d’oro di Lubitsch e Hawks è ormai lontana quando Stanley Donen firma la regia di Indiscreto(1958). A partire da una (sfortunata) pièce di Norman Krasna, l’autore del più celebre musical per il cinema scrive un delicato epitaffio per un genere in via di estinzione, la sophisticated comedy. Anna Kalman (Ingrid Bergman), affascinante attrice teatrale rassegnatasi a vivere sola, s’innamora del diplomatico statunitense Philip Adams (Cary Grant), provvisto di molte qualità ‐ ma soprattutto, di una moglie oltreoceano. A dispetto delle convenzioni morali, l’amore fiorisce tra Londra e Parigi, finché segreti (e bugie) vengono a galla, complici la NATO e Scotland Yard.
Gli ingredienti ci sono tutti: il raffinato mondo del jet‐set londinese ospita le più classiche schermaglie sentimentali in un ritmo crescente di dialoghi serrati, sostenuto da un cast di star in grande spolvero. Più che una semplice operazione nostalgica per riportare la coppia Bergman‐Grant sul grande schermo, il triangolo amoroso di Donen si presta a intelligenti variazioni sul tema, che segnano il valore del film: una sottile satira sulla politica internazionale, una riflessione penetrante sul rapporto tra cinema e teatro (omaggiato fin dalla prima inquadratura, un bow‐window/sipario) per finire con le autentiche risate sulla danza sfrenata dell’attempato Adams/Grant, produttore e fautore del film insieme a Donen. Un piccolo (e spesso trascurato) gioiello, dal poliedrico autore di Cantando sotto la pioggia.

Un esercizio di equilibrio perfetto di Claudio Giambene

“L'eleganza è l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa”. Lo stilista Valentino parlava di moda, ma la sua definizione incarna perfettamente lo spirito della sofisticata commedia di Stanley Donen, in cui la Londra della high society fa da sfondo all’incontro sentimentale tra un razionale uomo d’affari e una celebre attrice teatrale. Cary Grant e Ingrid Bergman, di nuovo riuniti dodici anni dopo Notorius, sono i magistrali interpreti di una storia elegante ma fortemente anticonvenzionale, sceneggiata da Norman Krasna, già autore del soggetto teatrale (Kind Sir) da cui è tratto il film; dialoghi serrati e ambientazione borghese forniscono un’aria di tormentata quiete, frutto del perverso incrocio tra stile impeccabile e naturale tendenza all’immoralità dei protagonisti.
La regia di Donen, umile ma perfettamente funzionale alla causa narrativa, esalta le qualità del pregiato cast. Dalle riprese emerge il background del regista, già ballerino, coreografo e massima eminenza nel campo dei musical: la cura maniacale degli interni, la compostezza degli scenari di fondo, la perfezione geometrica di inquadrature sempre armoniche, lasciano trasparire un’attenzione per i dettagli da vero e proprio direttore d’orchestra; l’ottima caratterizzazione dei pochi ma congeniali personaggi di supporto dimostrano l’assoluta capacità di gestione di un’opera pervasa da un’ironia raffinata e da una sobria volontà di mettere in ridicolo l’ipocrita morale dell’epoca.

Quando l'indiscrezione si fa sofisticata di Micol Lorenzato

"Come osa fare l'amore con me se non è sposato" protesta la celebre attrice Anna Kalman sedotta e imbrogliata, dall'affascinante diplomatico Philip Adams in un sottile gioco sentimentale. Sorpresi da una passione matura e totale, i due protagonisti, l'elegante Ingrid Berman e l' affascinante Cary Grant superbi già in Notorius, regalano spessore a un dramma da salotto di gusto borghese, incentrato sulla potenza della parola e degli sguardi a discapito dell'azione. Dietro la macchina da presa uno Stanley Donen, re dei musical Hollywodiani, che porta sullo schermo il suo di amore: quello per il palcoscenico, riadattando la sfortunata pièce Kind Sir. L' inscindibile legame con la dimensione teatrale è palese nelle virtuose e dettagliate scenografie, collocate in spazi ristretti e fissi, e nella predilezione per le inquadrature totali e per i frequenti campi lunghi . L'occhio indiscreto della cinepresa sembra controllato da un Donen in guanti di seta. Morbida e distaccata risulta la sua visione della vicenda e notevole il lavoro concettuale che compie sui colori. La scena infatti muta dal candido pallore asettico dell'esordio, all'esplosione di tonalità concomitante all'accrescere della passione amorosa. Dichiarato omaggio alla sfiorita commedia sofisticata il film, autentico ritratto di una classe sociale annoiata ed assopita, trova il suo punto di forza nella tessitura dei dialoghi e nelle straordinarie interpretazioni dei due intramontabili divi.

Se l'essenziale è accessorio... di Monica De Luca

È proprio vero che non basta la bravura di due attori come Ingrid Bergman e Cary Grant e la regia di un maestro della macchina da presa come Stanley Donen per fare un buon film. C’è bisogno anche di accessori, vestiti, salotti ben arredati e sale da pranzo piene di facoltosi e annoiati borghesi (che all’occorrenza di cimentano in balli sfrenati e alquanto buffi). Indiscreto è in questo senso uno degli esempi più riusciti, in cui il gusto per la battuta ad effetto si intreccia abilmente con una scenografia che gioca sulle minuzie e i particolari. La storia d’amore tra un uomo d’affari e la classica attrice di mezza età in crisi di identità è ostacolata questa volta non tanto dalle convenzioni sociali quanto dalla paura di lui di sposarsi nonostante la non più giovane età. E allora come fare per convincere lei a fidarsi nonostante questa imbarazzante verità? Ci si inventa una scusa plausibile per portare avanti tutta la storia, un matrimonio fallito alle spalle e un divorzio che non viene concesso. Difficile non riconoscere che proprio gli sguardi d’intesa tra i due grandi personaggi, uniti ad una malinconia che latente si percepisce per tutta la durata del film hanno reso Indiscreto una delle opere più sublimi della commedia anni ‘50; quella in cui ogni singola battuta può divenire spunto di riso e amara riflessione insieme.
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