News

“Un lavoro da film”: buona la prima

Sabato 11 maggio ha preso il via il percorso formativo “Un lavoro da film” organizzato da Fondazione Ente dello Spettacolo, in collaborazione con Fondazione Cariplo.

25 ragazzi dai 18 ai 30 anni, selezionati tra gli 80 che hanno fatto richiesta di iscrizione, si sono ritrovati presso la sede della Fondazione S. Carlo, a nord di Milano per il primo dei quattro sabato previsti di lezione frontale, a cui seguirà un periodo di attività laboratoriale che culminerà a settembre, nella partecipazione attiva agli eventi che l’Ente dello Spettacolo presenterà all’interno della cornice della MovieWeek 2019.


Tra gli obiettivi del corso, quello di formare giovani Event Manager in ambito cinematografico, che possano imparare come si trasforma un progetto e la propria passione per la settima arte, in un evento culturale che abbia il cinema come protagonista.

Il primo sabato del corso era costituito da due moduli formativi tra loro diversi, ma complementari: prima l’incontro con alcuni protagonisti della scena culturale milanese, a diversi livelli e con diverse competenze settoriali, poi l’approfondimento sulla fase di progettazione culturale e sul fundraising.

Rossella Coletto, Area Arte e Cultura di Fondazione Cariplo, ha approfondito l’azione di Fondazione Cariplo come Fondazione erogativa e ha illustrato i progetti che, nel passato e per il prossimo futuro, sosterranno le attività culturali degli operatori sul territorio di competenza di Fondazione Cariplo.

Sergio Escobar, Direttore del Piccolo Teatro di Milano, ha ripercorso la sua esperienza professionale come operatore culturale. Per lui essere operatore culturale ha alcune peculiarità che non vanno dimenticate, come «smettere di usare la parola “diversità”, che sottintende una certa malcelata tolleranza, e iniziare, invece, ad osservare la realtà per percepirne la complessità», passando «dalla percezione della differenza delle culture alla cultura della differenza».

Molto significativa la testimonianza di Andrea Capaldi, fondatore di mare culturale urbano, un’impresa culturale con sede nella zona nord occidentale di Milano. Illustrando le attività culturali che progetta e propone, ha permesso ai partecipanti di cogliere quanto la cultura possa incidere su un territorio e quanto ne sia profondamente influenzata. «Le persone che vivono mare culturale urbano non sono solo clienti, sono vicini di casa, dipendenti – il 30% del personale impiegato proviene dal territorio -, a confermare il rapporto di fiducia e collaborazione con gli abitanti della zona».

Luoghi di cultura come vere e proprie piazze (agorà), similitudine usata da Andrea Capaldi e concetto sottolineato anche da Angela D’Arrigo, Responsabile Ufficio Bandi Fondazione Ente dello Spettacolo, che ha ripercorso con i partecipanti tutte le fasi della vita di un progetto culturale, dall’idea alla stesura del progetto culturale, paragonandone la nascita alle fasi di creazione di un concept album.
«La qualità dei progetti culturali si deve valutare anche in base all’impatto sulla società, sulla vita del territorio e delle persone che lo abitano», sottolinea la dott.ssa D’Arrigo.

La giornata è stata conclusa dalla relazione di Arianna Errico, Progettista culturale e tutor del corso, che ha introdotto il lavoro del progettista culturale con una efficace immagine: «progettare la cultura è come un’opera d’arte: una proposta creativa e personale. In ogni progetto culturale si riconosce il progettista, come in un’opera d’arte si riconosce l’artista. Tutto ciò che viene dopo è una copia.»

Il corso continuerà in classe per ulteriori tre sabati di lezione, alla conclusione dei quali, i ragazzi metteranno alla prova le competenze acquisite con la co-organizzazione di eventi veri, rassegne e appuntamenti che avranno un vero pubblico in una cornice istituzionale come la seconda edizione della MovieWeek, settimana ideata dal Comune di Milano per celebrare la settima arte.