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A Castiglione del Lago il cinema come ponte tra culture

Davide Milani Fariborz Kamkari Don Giuliano Savina Phaim Bhuiyan e Laura silvia Battaglia

SAVINA (CEI): “Non c’è altra strada se non quella dell’incontro. L’unico modo è quello di farsi prossimo alla diversità

Stili di vita occidentali e tradizioni mediorientali sono oggi così inconciliabili? Da Europa e Stati Uniti a Iraq, Iran e Curdistan quanto si perde della propria identità e quanto si ritrova? E la vita in Occidente è davvero così lontana dai precetti di alcune religioni o possiamo trovare insieme una via di conciliazione? Ne hanno parlato durante il primo degli appuntamenti in Piazza di Castiglione Cinema 2019 – RdC Incontra Don Giuliano Savina, Direttore Ufficio Nazionale CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, Phaim Bhuiyan, Fariborz Kamkari regista e scrittore del romanzo che dà titolo all’incontro “Manuale di viaggio per giovani imam in occidente” con la giornalista Laura Silvia Battaglia.

Il cinema è uno strumento molto importante per parlare di dialogo interreligioso perché consente di evidenziare attraverso le immagini alcuni aspetti particolari di religioni e fedi” – ha spiegato Don Giuliano Savina, Direttore Ufficio Nazionale CEI per L’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso.Sono convinto che non si possa parlare di dialogo interreligioso se non si studia, se non si legge e se non ci si ci informa. Questo perché il dialogo interreligioso richiede ascolto dell’altro e conoscenza dell’altro dalla prospettiva di come l’altro percepisce se stesso e crede e cerca una fede. La cinematografia potrebbe zoommare alcuni di questi aspetti per poter aiutare colui che vede ad aprirsi e soprattutto a non aver paura di aprirsi. Non c’è altra strada se non quella dell’incontro. L’unico modo è quello di farsi prossimo alla diversità” – conclude Don Giuliano Savina.

Per Phaim Bhuiyan, regista di Bangla che ha ricevuto ieri la candidatura ai nastri d’argento come migliore regista esordiente “il ruolo del cinema è quello di fare cultura. Molte persone non conoscono i relativi mondi e il cinema è un mezzo per unire tutti e poter diffondere il diverso da noi. In generale c’è molta ignoranza e speriamo che il cinema possa essere sempre più un ponte tra culture”.

Per Fariborz Kamkari, regista di Pitza e datteri film emblematico che rappresenta l’essenza di due culture diverse “il cinema è uno strumento molto efficace di comunicazione che mi aiuta a raccontare la realtà e permette agli altri di conoscere anche altre culture e la realtà vista da dentro. Spesso i media restituiscono un’immagine diversa dalla realtà. Mi accorgo che c’è un grande controllo sulle notizie che arrivano da fuori. Vedo che tanta realtà non viene raccontata o distorta a favore dei grandi poteri. Il cinema mi dà la possibilità di raccontare quello che ho vissuto sula mia pelle”.