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Castiglione Cinema, diario di borgo

Innanzitutto, la relazione. Castiglione Cinema conferma la sua unicità nel panorama dei festival italiani per l’accento che pone sull’orizzontalità come metodo, la convivialità come stile, la qualità come obiettivo. La parola d’ordine è prendersi cura dei suoi ospiti in quanto persone prima ancora che talent. D’altra parte il sottotitolo della manifestazione non potrebbe essere più eloquente: RdC incontra. Un incontro andato in scena a più riprese nei giorni della manifestazione: tra lo staff e i suoi ospiti, tra talent e pubblico, tra addetti ai lavori di tutta la filiera, tra docenti e formatori, tra istituzioni politiche e culturali. Il leit motiv del festival è chiaro: vediamoci, parliamoci, confrontiamoci, senza barriere, senza gradi di separazione. Che si tratti di seminari, di eventi in piazza, di laboratori formativi, di presentazioni in sala, di premiazioni, il succo è sempre lo stesso: l’incontro.

La piazza gremita durante il Premio Passalacqua – Foto Karen Di Paola

Il festival doveva avvicinare il cinema, inteso come linguaggio (esprimersi attraverso le immagini) e come segmento dell’industria culturale (fatta di talent e di film, di media satelliti e di esperti) al territorio, preso a modello di una configurazione storico-culturale del paese e del suo diffuso tessuto socio-economico: Castiglione del Lago è sineddoche del pubblico italiano, quello almeno che vive lontano dalle grandi metropoli, dai flussi turistici abituali, dai centri decisionali, e però rivendica una voce, uno spazio di ribalta, un’opportunità di conoscere e farsi conoscere. E offre: bellezza, storia, calore umano, tradizione enogastronomica. L’Italia, forse, più vera. Domandate a chi ci è stato, ad attori, registi, giornalisti. Ognuno vi dirà che a Castiglione Cinema è stato bene. L’entusiasmo della gente, l’ospitalità discreta, il coinvolgimento non banale. La convivialità che un bicchiere di vino può darti, l’amicizia nata attorno a una tavola. La tranquillità di un quarto d’ora scandito dal rintocco di campane, l’abbraccio della piazza. La qualità della proposta.

Francesco Patierno – Foto Karen Di Paola

È più facile lasciarsi andare a una confidenza, all’incalzare dei ricordi, a un giudizio sulle cose che è misura di ciò che siamo e di come ci poniamo, se si viene provocati in profondità, nelle nervature del nostro mistero di  uomini. Così, attorno al rompicapo del dialogo interculturale si ritrovano vicini un uomo di Chiesa in prima linea sul tema dell’ecumenismo (don Giuliano Savina, direttore dell’UNEDI per la Conferenza Episcopale Italiana); un regista curdo iraniano (Fariborz Kamkari), che ha fatto dei suoi occhi una missione; una giornalista (Laura Silvia Battaglia) che ha fatto dell’interculturalità una scelta professionale e di vita (ha sposato uno yemenita); e un cineasta giovanissimo (Phaim Buiyan), al suo primo film, un italiano di seconda generazione venuto a ribaltare d’emblée il ritornello razzifascista con un solo film (Bangla). Touché.

Oscar di Montigny – Foto Karen Di Paola

Così il tema dell’eroismo diventa spunto per parlare di scelte e responsabilità, dell’eccezionalità di essere normali, come cantava Lucio Dalla. L’esperienza della Marvel nel quotidiano, il filo sottile – sottile e sagace come l’ironia – dell’incontro condotto da Paola Saluzzi con l’antagonista di Jeeg Robot (quello italianissimo di Gabriele Mainetti però) Antonia Truppo e l’alfiere della comunicazione di Banca Mediolanum Oscar di Montigny, autore di un libro e di un programma radiofonico che l’eroismo se non altro ce l’hanno nel nome (Il tempo dei nuovi eroi). L’aforisma di questo appuntamento è il suo: “Viviamo in un tempo molto particolare, mai come prima d’ora nella Storia dell’Uomo il singolo ha rivestito un ruolo tanto influente e incidente sul tutto. Bisogna rendersi conto che Superman, Spider-Man, e Batman non esistono. O meglio, possono esistere dentro di noi. Non è più il tempo di delegare agli altri le nostre responsabilità”.

Antonia Truppo – Foto Karen Di Paola

 

Poi è stato tempo di favole. Favole al positivo, figlie dell’immaginazione, spade nella roccia della realtà che danno il potere di cambiare la Storia. E favole al negativo, suoni pestiferi di sinistri pifferai. Era il tempo di un politico di lungo corso, narratore e cinematografaro a tempo perso sempre più spesso: Walter Veltroni. E di un cronista lucido, esperto, capace ogni volta di smascherare il lupus in fabula: Gianni Riotta. Un dialogo tambureggiato dai numerosi applausi di una piazza spiazzata, quasi incredula che si potessero ancora dire parole così. Precise, piene di buon senso. E quando non era il cinema il cantastorie della vita, era la vita il controcampo del cinema: la Storia con le sue ferite troppo grandi da cicatrizzare; e il racconto con il suo strapotere di curare. E un paese, il nostro, con un deficit di memoria e di immaginario, un paese che traumatizza il quotidiano ma è incapace di normalizzare i traumi dentro un discorso di senso, l’io narrante della nazione. 20 sigarette per dire delle ceneri di Nassiria e di tutti i nostri buchi neri, spesso e frettolosamente colmati dalla cronaca quando è uno Spielberg che manca. E se a dirlo sono un attore (Vinicio Marchioni), un giornalista (Maurizio Crippa) e un critico (Federico Pontiggia), tutti inusitatamente concordi, non sarà il caso di crederci?

Walter Veltroni e Gianni Riotta – Foto Karen Di Paola

A Castiglione del Lago la Fondazione Ente dello Spettacolo ha confermato l’attenzione al tema della parità di genere in Italia affidando nuovamente alla giornalista Tiziana Ferrario il compito di condurre un panel di sole donne (di cinema): l’attrice Isabella Ragonese, la regista Antonietta De Lillo e le giornaliste Paola Casella e Marina Sanna si sono confrontate sulla questione del me too, delle quote rosa, del trattamento salariale accendendo non di rado la piazza: “Per il fondo monetario internazionale – ha chiosato la Ferrario- molti paesi vedrebbero aumentare il proprio PIL se dessero pari opportunità a uomini e donne, fino al 35% in più”. In tempo di crisi, il boom è lo squillo della donna cannone.

Evento ” Con il mio lavoro : professionalità femminile” Isabella Ragonese Marina Sanna Antonietta De Lillo e Tiziana Ferrario -Foto Margherita Bagnara

Prima che l’Italia scali le sue tante classifiche del ritardo su scala globale (in tema di parità di genere, il paese è al 70mo posto), occorrerà lavorare, e tanto, sulla formazione e l’immaginario, sulla formazione dell’immaginario. Ecco perché attraverso Castiglione Cinema la Fondazione Ente dello Spettacolo punta molto sull’educational proponendo attività di formazione e di laboratorio per le scuole, dalle primarie alle superiori, oltre che per i docenti. Visioni guidate con l’ausilio di un critico e dei protagonisti (è il caso di Bene, ma non benissimo di Francesco Mandelli, a tema bullismo, andato in replica due volte alla presenza degli attori Francesca Giordano e Rosario Terranova, per alcune classi di quinta elementare e di prima media di Castiglione e dei paesi limitrofi); un corso per docenti, accreditato al MIUR, per l’uso del cinema nella didattica  (curato dal prof Pier Cesare Rivoltella del  CREMIT); laboratori sull’utilizzo delle nuove tecnologie e sull’abc del racconto audio-video, curati da Sky e da Med Store e rivolto a studenti e insegnanti. La stessa Sky mostrerà il frutto di questo lavoro montando un servizio che andrà in onda sulla tv satellitare, all’interno della striscia quotidiana 100X100 Cinema.

I ragazzi del Laboratorio intervistano Vinicio Marchioni – Foto Karen Di Paola

I premi non sono solo la parte glamour della manifestazione ma il nostro modo di dire grazie alle eccellenze del cinema italiano, figure che hanno contribuito alla ridefinizione dell’immaginario e della filiera proponendo, ciascuno nel proprio campo, un’idea di innovazione vincente, significativa dal punto di vista culturale e coerente con una storia e il peso della sua tradizione Quest’anno abbiamo premiato Isabella Ragonese e Luca Argentero, Vinicio Marchioni e Antonia Truppo, per finire con Pupi Avati. Il maestro ha letteralmente arringato la folla con una masterclass a 360 gradi, dove ha spaziato dagli aneddoti sulla sua carriera ai racconti di vita (da brividi la sua narrazione del matrimonio), dai giudizi tranchant su amici e colleghi al percorso di fede. I premi di Castiglione Cinema – tutti disegnati e realizzati da Giovanni Raspini, raffiguranti la Rocca del Leone di Castiglione magicamente adagiata su di una pellicola a guisa di onde lacustri del Trasimeno – sono sempre un’occasione di dialogo e di conoscenza. Luca Argentero ad esempio si è intrattenuto con Francesca Fialdini parlando della sua attività di beneficienza con l’associazione 1 Caffè ONLUS.

Luca Argentero e Alessio Boni – Foto Karen Di Paola

 

Commovente poi la cerimonia del Premio Pino Passalacqua, ormai iniziativa consolidata di Castiglione Cinema. Il premio, un piatto di ceramica realizzato a mano da Stefania Ceramiche (per dire del legame con il territorio), è intitolato al regista, attore e maestro scomparso Pino Passalacqua e assegnato, dalle mani di Elena Sofia Ricci (Passalacqua ne fu padre putativo) a un attore della sua scuola. Lo scorso anno era stato Lino Guanciale, quest’anno è toccato ad Alessio Boni.

È stata la seconda volta anche per il seminario scientifico per addetti ai lavori, iniziativa che già lo scorso anno ebbe un straordinario successo riuscendo a muovere personalità del calibro di Alberto Barbera, Piera Detassis e Nicola Maccanico intorno al tema del futuro della comunicazione del cinema e che quest’anno ha confermato l’urgenza del confronto tra i protagonisti della filiera sulla questione scottante della distribuzione, in un paradigma completamente saltato con l’avvento delle piattaforme. Sensibilità diverse – accademici, distributori, rappresentanti di categoria, giornalisti – hanno detto la loro senza troppi convenevoli, opportunamente provocati dalla dissertazione iniziale di Gianni Canova.

Seminario Piattaforma e Sale Cinematografiche
Gianluca Arnone Gianni Canova Davide Milani e Lionello Cerri – Foto Karen Di Paola

All’industry, e in particolare a un tema sempre più centrale per due comparti come il cinema e il turismo, era dedicato anche l’incontro “Non è solo una location. I borghi d’Italia fanno più bello il cinema”, un resoconto approfondito della location placement in Italia, con l’ausilio di Italia Film Commissione e dell’associazione I borghi più belli d’Italia.

E poi i film, ovviamente. Tutti a ingresso gratuito, tutti rigorosamente scelti dagli autori e dagli attori che qui venivano a presentarli. Bangla di Phan Bhuiyan; Acqua e zucchero – Carlo Di Palma, I colori della vita di Fariborz Kamkari (presente anche la distributrice e produttrice Adriana Chiesa, compagna del grande direttore della fotografia); Camorra di Francesco Patierno; Indivisibili di Edoardo De Angelis; C’è tempo di Walter Veltroni; 20 Sigarette di Aureliano Amadei; Copperman di Eros Puglielli; Il fulgore di Dony di Pupi Avati; Rex – Un cucciolo a palazzo di Ben Stassen; Sole cuore amore di Daniele Vicari; Domani è un altro giorno di Simone Spada.

Pupi Avati ospite a Villa Nicchiarelli – Foto Margherita Bagnara

Questa seconda edizione di Castiglione Cinema ha avuto infine come mascotte il mondo animale, a cui il festival ha dedicato due momenti: uno più colto, con la presentazione del libro di Costanza Rizzacasa d’Orsogna Storia di Milo, Il gatto che non sapeva saltare e l’altro più ludico, con un pet carpet organizzato insieme al main sponsor Vitakraft seguito da un’esibizione della squadra cinoagonistica della Guardia di Finanza di Castiglione del Lago. A quel punto alla festa avevano davvero preso parte tutti.