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“Alla finestra” dal cinema Osoppo

Ci sono una sala da 320 posti, un impianto multimediale di diffusione sonora, un palcoscenico di circa 70 metri quadrati. Il Cinema Teatro Osoppo si presenta così ai visitatori che lasciano il centro di Milano, così bello e così caotico, per spostarsi in Via Osoppo 2.

C’è ancora chi rivede la campagna degli anni Sessanta, quando quella che oggi chiamiamo periferia Ovest era ancora ai suoi albori.

Oggi, proprio in questa periferia, fervono i preparativi per la Milano MovieWeek, una rassegna cinematografica proposta da Fondazione Ente dello Spettacolo che coinvolge nove film diversi. Oggi, ci sono otto ragazzi che lavorano perché al Cinema Teatro Osoppo appassionati e curiosi possano incontrare, gratuitamente, registi e critici cinematografici.

Quando il cinema nasce, sul finire degli anni Cinquanta, a nessuno sarebbe venuto in mente di parlare di MovieWeek. Allora per le strade c’era la Banda di Via Osoppo, oggi aleggia ancora il racconto della clamorosa rapina a un portavalori del 1958. Ma, mentre la storia del colpo faceva il giro d’Italia, i bambini andavano al cinema.

Chi ha qualche anno sulle spalle e una buona memoria, ricorda sorridendo il cinema teatro Osoppo come una piccola realtà che già dagli anni Cinquanta offriva modeste seggioline di legno, per vedere i film la domenica pomeriggio. Che fossero freddi giorni invernali o momenti assolati, la domenica era per loro, per i ragazzi. Attenzione, non un’attività saltuaria, ma un vero e proprio must. Di quelli che non si dimenticano.

E gli adulti? Sembra che fino agli anni Ottanta ciò che andasse per la maggiore, oltre al cinema, fosse il teatro, con le sue rappresentazioni in dialetto. Si trattava per lo più di compagnie amatoriali.
Poi, le recite divennero sempre più scarse e il teatro si addormentò per un po’.
Il risveglio avviene negli anni Novanta, quando cominciano i cineforum e si dà spazio a qualche performance giovanile.

Mettersi oggi alla finestra dal cinema Osoppo significa considerare una storia lunga più di cinquant’anni. La storia non di un multisala, ma di un cinema nato per la parrocchia, con delle seggioline in legno e con qualcosa di forte da raccontare. Certo, come le persone, anche i luoghi cambiano. Velocemente, radicalmente. Oggi lo spettatore che viene per le rappresentazioni dialettali (che restano dopo anni un cavallo di battaglia) o per gustarsi un film, viene accolto da comode poltrone e una sala climatizzata. L’Osoppo è sempre meno cinema di parrocchia e sempre più radicato sul territorio.

Proprio tra le mura di un cinema ricco di storia, Milano MovieWeek sceglie di raccontarne altre tre: quella di un gruppo di musulmani a Venezia (Pitza e Datteri, 15 settembre), quella del coraggio di alcuni religiosi in Siria (Mother Fortress, 18 settembre) e quella di una serie di oratori lombardi (Qui è ora, 20 settembre).

Quante storie si possono raccontare in Via Osoppo 2? Venite a scoprirlo.

L’ingresso è libero e gratuito.

 

Testo a cura dei partecipanti al corso “Un lavoro da film”
www.entespettacolo.org/unlavorodafilm

 

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