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Un film è pura luce

È solo con un campo lungo che si può inquadrare il romantico Naviglio Pavese che scorre lento e ineluttabile da Milano verso la Pianura Padana. Stringendo il campo e procedendo con un delicato piano sequenza ci si trova con l’inquadratura di un dettaglio: mattoni rossi, piccoli, da soli quasi insignificanti, ma che uniti creano la maestosa Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa. In questo luogo il tutto è più della somma delle parti, proprio come in un film, dove la poetica della pellicola non è data dalla semplice addizione di ventiquattro fotogrammi al secondo.

É questo uno dei concetti che ha descritto Pietro Messina, regista del film “L’attesa” – il primo dei tre lungometraggi che la Fondazione Ente dello Spettacolo ha scelto di mostrare al pubblico di quella location per la seconda edizione della Milano Movie Week – , analizzando insieme alle oltre cento persone presenti nel chiostro della chiesa il suo film e il suo modo di concepire un’opera cinematografica.

Anche il film “Bangla” è più della somma dei ventiquattro fotogrammi al secondo che lo compongono: ogni scena è ispirata dalla vita dello stesso regista, Phaim Bhuiyan, un ragazzo che ha dentro di sé tanto il suo essere romano di Torpignattara, ma anche figlio della comunità bangladese a cui appartiene. Il suo film racconta il suo essere come tanti altri, figlio di più parti, di un’Italia che vuole fare della multiculturalità un valore e non un limite.

Il terzo film presentato in Chiesa Rossa non è riuscito purtroppo a godere del calore tiepido delle notti di fine estate come accaduto per le altre due pellicole. Ma l’intensità della storia di “Manuel” ha scaldato gli animi e il cuore dei presenti. Il regista Dario Albertini ha parlato della sua esperienza tra i ragazzi del centro “La repubblica dei ragazzi”, da cui sono nati cortometraggi e documentari e infine, il film, le cui riprese sono state l’ultimo passaggio di un vero e proprio processo esperienziale. La sua partecipazione emotiva si è trasferita sul grande schermo al giovane e talentuoso protagonista, e poi, quella sera, al pubblico.

Sono state tre serate di grande cinema che ha saputo coinvolgere un’intera comunità, guidate dalla sapiente regia vocale di Don Davide Brambilla, critico cinematografico e moderatore della rassegna. Questi registi sanno far emergere emozioni e sentimenti dai loro personaggi, dai loro occhi e corpi attraverso il sapiente uso di luci e ombre e di chiaroscuri. La stessa potenza evocativa di un film la si ritrova all’interno della chiesa di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa, che ospita un’installazione artistica permanente di Dan Flavin che è pura luce.

E se dopo le serate del 13, 16 e 18 settembre, le luci si sono spente, non è venuta meno quella della passione per il cinema di Serena, Jeson, Alessandro, Gioele, Giulia, Marco, Daniil e Luca, la troupe che ha organizzato la proiezione dei tre lungometraggi di registi esordienti, scelti dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, per la seconda edizione della Milano Movie Week nella location suggestiva di S. Maria Annunciata in Chiesa Rossa.

(testo a cura dei ragazzi del corso “Un lavoro da film”)