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A Osoppo si chiude la finestra sull’interculturalità

Con il 20 settembre è terminata la rassegna cinematografica tenutasi al cinema Osoppo nell’ambito di Milano Movieweek. Il titolo stesso, “Alla finestra”, è forse l’espressione che meglio può descrivere la rassegna nella sua totalità. Nel corso delle tre serate, si sono raccolti in sala volti nuovi e diversi, a creare un insieme eterogeneo pronto ad affacciarsi a una metaforica finestra, aperta di volta in volta da una personalità diversa su un nuovo spicchio di mondo. Grazie a Fariborz Kamkari e al suo “Pitza e Datteri” il pubblico è stato portato a Venezia, una città tanto vicina nello spazio e nel tempo quanto lontana per usi, costumi, tradizioni e storia, raccontata dall’occhio singolare e unico di un bambino di guerra. Dalla leggerezza dei toni della commedia italiana, gli spettatori si sono immersi nel racconto documentaristico di Maria Luisa Forenza, che con il suo “Mother Fortress” ha deciso di aprire la sua finestra sui religiosi in Siria, disposti a mettere a rischio la propria vita pur di salvare la dignità e la sopravvivenza di esseri umani innocenti travolti da una tragedia immane. Per concludere, accompagnata nel dibattito dallo sceneggiatore Gianmarco Alteri, la sala ha seguito il racconto cinematografico degli oratori in “Qui è ora”, affacciandosi questa volta su una realtà “a metà tra la chiesa e la strada”, con le parole del critico cinematografico Andrea Chimento, che è stato presente durante le tre sere per accompagnare l’analisi degli spettatori.

Parlare di multiculturalità con il cinema è la sfida che si era posta il team di Giovani Favolosi, con l’aiuto di Fondazione Ente dello Spettacolo. La potenza della settima arte sta nell’essere in grado di portare chi si trova a sentire e vedere una nuova storia a immedesimarsi nei personaggi, a entrare in una nuova realtà che non è quella che vive tutti i giorni: grazie a questo, lo spettatore ne esce arricchito in conoscenza e in umanità. La posizione del cinema teatro Osoppo è stata ideale per attuare questo piano: crocevia di strade, si è equidistanti dal centro città e dalla provincia, e per questo motivo chi è entrato in sala è stato certo in grado di acquisire una nuova prospettiva sul mondo circostante, ma ha anche potuto in qualche modo rivedere la sua esperienza di vita sullo schermo. Soprattutto, è stato di fondamentale importanza il dibattito che le tre pellicole hanno scatenato: gli spettatori sono stati subito pronti a cogliere i messaggi fondamentali dei tre testi filmici, in modo da poter così dialogare con i tre ospiti sottoponendo loro le opinioni personali, interrogandoli riguardo ai loro dubbi, che spesso partivano dal girato, ma in realtà arrivavano poi a toccare la quotidianità condivisa di tutti noi. Per questo, si può affermare che l’obiettivo è stato raggiunto: grazie al cinema, si è aperto dibattito; grazie al dibattito, si continua a creare civiltà e cultura.

 

(testo a cura dei ragazzi del corso “Un lavoro da film”)