News

Mons. Russo: “Il lavoro della FEdS ci aiuta a leggere il cambiamento sociale attraverso il mutamento dello sguardo cinematografico”

Mons. Stefano Russo

Pubblichiamo l’intervento integrale che Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, ha tenuto alla presentazione del Rapporto Cinema 2019 – L’anno Zeta dell’audiovisivo, venerdì 13 dicembre presso l’NH Hotel Vittorio Veneto di Roma. L’annuale report sui trend socio-economici che caratterizzano la filiera cinematografica realizzato da Fondazione Ente dello Spettacolo (FEdS) in collaborazione con Istituto Toniolo e Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si è focalizzato in particolare sulle abitudini di consumo della cosiddetta generazione Z, di cui fanno parte i ragazzi nati dal 2000 in poi. 

 

Tertio Millennio Film Fest
Presentazione Rapporto Cinema 2019- Roma, 13 dicembre 2019

La presentazione di questo Rapporto, davanti a una platea così ricca e variegata nelle sue articolazioni e responsabilità cinematografiche, professionali e accademiche, mi obbliga a un saluto comune, che è nello stesso tempo cordiale e sincero. Grazie per l’invito! Grazie a quanti hanno promosso e organizzato l’incontro. Un ringraziamento sincero alla Fondazione Ente dello Spettacolo, che ormai da dieci anni promuove il Rapporto Cinema, uno studio dedicato all’andamento e all’evoluzione dell’industria, del mercato e della fruizione cinematografica nel nostro Paese. In questo decennio il Rapporto ha trovato il riconoscimento della Direzione Generale Cinema del MiBAC e di molte altre importanti istituzioni come l’Anica, qui rappresentata dal suo presidente Francesco Rutelli. Grazie per l’interessamento e per la passione nel condividere obiettivi comuni. E, poi, permettetemi un pensiero grato anche agli studiosi che hanno realizzato l’indagine socio-culturale ed economica: il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’Osservatorio Giovani dell’Istituto di Toniolo.

***

Chiesa e cinema: un dialogo mai interrotto

Un Rapporto, come quello che oggi presentiamo, può essere letto in diversi modi. Può essere visto come un elenco dettagliato di dati; può essere avvicinato come una pubblicazione attesa per il settore; può suscitare un’attenzione a un dettaglio particolare. Può anche essere un’occasione preziosa per una riflessione su un dialogo – quale è quello tra Chiesa e cinema – che dura ormai da oltre un secolo e non ha mai conosciuto interruzione. Insomma un legame consolidato, che oggi non può trascurare la cosiddetta «Generazione Z», la prima vera generazione nativo-digitale, al centro della ricerca. Mi piace ricordare, in questo senso, le parole di san Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 1995, dedicata al cinema in occasione del centenario della sua nascita. «Soprattutto oggi, alle soglie del terzo millennio – osservava Papa Wojtyla -, è indispensabile porsi di fronte a determinati interrogativi, non eludere i problemi, ma cercare soluzioni e risposte. In questo contesto non bisogna trascurare di dare al cinema il posto ed il valore che gli spettano, sollecitando i responsabili ad ogni livello a prendere piena coscienza della grande influenza che possono esercitare sulla gente e della missione che sono chiamati a svolgere in questo nostro tempo che sempre di più avverte l’urgenza di messaggi universali di pace e di tolleranza, come pure il richiamo a quei valori che trovano fondamento nella dignità conferita all’uomo da Dio creatore». Giovanni Paolo II confermava un percorso già intrapreso e con forza profetica poneva domande e questioni che sarebbero esplose di lì a poco.

La Chiesa non può che ribadire il proprio impegno rispetto al mondo dei media nella sua varietà e complessità, riservando particolare interesse proprio verso il cinema. E tutto ciò, nel solco di una memoria viva. Come non pensare ai primi documenti pontifici firmati da Pio XI e Pio XII. Come non pensare alla riflessione dei Padri conciliari nel decreto Inter mirifica sui mezzi di comunicazione sociale. Come non ricordare il grande attivismo di sacerdoti e religiosi sul fronte educativo, pastorale, attraverso la sala parrocchiale e gli oratori lungo tutto il territorio nazionale. Come non richiamare l’uso dei primissimi film o addirittura delle filmine luminose da parte dei padri missionari nelle attività di evangelizzazione in Africa oppure America Latina. Come non ricordare il primo incontro con il cinematografo avvenuto con Leone XIII sul finire del XIX secolo, nel 1896, a poca distanza dalla prima proiezione pubblica a Parigi ad opera dei fratelli Lumière nel dicembre del 1895.

La Chiesa ha assicurato, sin dai primi decenni del XX secolo, il suo contributo magisteriale e il suo impegno nella società a più livelli, essendo presente nelle attività di produzione di film, distribuzione, esercizio e promozione culturale-pastorale. Proprio in questi giorni, abbiamo celebrato il 70° anno di attività dell’Associazione cattolica esercenti cinema, l’Acec, che gestisce dal 1949 il patrimonio delle Sale della Comunità, importante evoluzione dell’attività dei cinema parrocchiali. Un lavoro, quello delle sale, che ha trovato sempre costante accompagnamento e supporto dalla Commissione nazionale valutazione film, organo della Conferenza Episcopale Italiana, ieri con Segnalazioni cinematografiche (le prime sono del 1934) e oggi con le valutazioni pastorali ed educational sul proprio sito Internet.

E, poi, c’è il contributo prezioso della Fondazione Ente dello Spettacolo, che opera nel settore cinematografico dal 1946 ed è – tra le varie attività – editrice della più antica rivista di critica cinematografica nel nostro Paese, la Rivista del Cinematografo, che ci aiuta dal 1928 a leggere il cambiamento della società attraverso il mutamento dello sguardo cinematografico nonché la ricezione dei film.

Mons Stefano Russo, Francesco Rutelli e Mons. Davide Milani

Insieme per il futuro

«Il cinema – ha ribadito papa Francesco pochi giorni fa proprio ricevendo in udienza i rappresentanti Acec-Sale della Comunità -, si sa, è un grande strumento di aggregazione». Una vocazione all’aggregazione che il Pontefice sollecita e affida a chi si occupa di cinema ed educazione tramite tre compiti declinati attraverso altrettante parole chiave: comunione, creatività, visione.

Il primo mandato è sulla comunione – e ne abbiamo ricordato poc’anzi l’esordio – ma poi Francesco si fa più preciso: «Anche le vostre realtà associative sono valutate sulla capacità di aggregare o, meglio, di costruire comunione. (…) Senza comunione, all’aggregazione manca l’anima».

E di fronte alle nuove tecnologie che sfidano questo settore, il Santo Padre fonda la seconda esortazione sulla creatività e sulla capacità di sfruttare le competenze e il lavoro comuni: «Le vostre associazioni e organizzazioni, se non vogliono diventare dei “musei”, debbono cogliere queste domande in maniera attiva e creativa. L’audacia, come avvenuto con i fondatori, chiama ancora una volta ad essere in prima linea, non però in maniera isolata o in ordine sparso, ma tutti insieme».

Infine il Pontefice ci affida la visione, che aiuta ad allargare gli orizzonti e andare oltre l’autoreferenzialità: «Lo sguardo sta a fondamento della costruzione delle comunità. E voi sapete benissimo quanto sia importante superare gli steccati del passato per proiettarsi nei sentieri del futuro».

Quale visione d’insieme se non, appunto, insieme e quindi in comunione?

 

La famiglia per la «Generazione Z»

E sono proprio queste tre parole chiave – comunione, creatività e visione – a indicare anche criteri precisi con cui avvicinarsi alla «Generazione Z», una generazione certamente diversa dalla nostra e, per questo, esigente di un cambiamento radicale delle nostre categorie. Questo dato trova conferma nel Rapporto 2019, incentrato sul tema L’anno Zeta dell’audiovisivo. Tra i tanti aspetti legati al consumo e alla fruizione di cinema, emerge un elemento di grande interesse: il pubblico giovane, la cosiddetta «Generazione Z», immersa nella cultura al tempo di digital e social media, guarda cinema, sente il bisogno di andare al cinema e, quando lo fa, predilige la condivisione. E la realtà cui si rivolge in tale pratica è la famiglia, che si attesta come il riferimento primario per vivere esperienze e occasioni socio-culturali.

Un segnale che non può che rallegrarmi, dinanzi ai non pochi campanelli di allarme che spesso ci giungono dai vari media sull’isolamento sociale dei nostri ragazzi, dispersi dietro schermi telefonici o di altri device. La fotografia che ci regalano i nostri studiosi dell’Università Cattolica è quella di giovani impegnati, affamati di vita e di cultura, che conoscono il mondo e le sue dinamiche anche grazie al cinema e ai prodotti audiovisivi. E l’andare al cinema rimane un’esperienza che si nutre del gusto della condivisione, tra familiari, come genitori e fratelli, oppure anche amici e gruppo di pari. Come indica proprio il Rapporto: «Non più dunque semplicemente l’“andare al cinema” bensì, in termini più ampi, il “vedere il film” ha per questo segmento di pubblico un forte valore relazionale»[1].

Il cinema, pertanto, si conferma come spazio di relazione, un cortile d’incontro e dialogo che apre all’altro, al prossimo. Un dato di grande importanza, che intercetta a ben vedere l’auspicio di papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2014: «In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa».

È un po’ la mission di John, il personaggio di un film a me caro, «Still Life», di Uberto Pasolini. Non ne riassumo la trama perché, in questo contesto, sarebbe superfluo. Mi limito solo a constatare il cambio di sguardo che John suggerisce e che potrebbe essere una consegna anche per il nostro atteggiamento rispetto alle giovani generazioni: se il lavoro di funzionario comunale incaricato di rintracciare i parenti più prossimi delle persone morte in solitudine ha qualcosa di burocratico e freddo, è proprio la presenza di John a cambiare il volto di questa triste incombenza, a spostare i termini dell’impegno dalla squallida sensazione di obbligo alla prospettiva di un recupero di vite abbandonate e ugualmente degne di vicinanza e umanità. È quella prospettiva nuova che viene affidata anche a noi oggi rispetto a un contesto che muta rapidamente.

***

Concludo con un’immagine a me familiare, che mi viene suggerita dai boschi delle mie terre. Immagino questo settore come una grande quercia, con le radici ben piantate in un terreno antico che ha nutrito e dato vigore, per formare un tronco grande e sano, e oggi ha molti e frondosi rami proiettati verso il futuro. Un futuro da vivere come cittadini consapevoli, integrati tra reale e virtuale, in cui partire dalla valorizzazione della memoria anche in ambito mediale. A questo tema papa Francesco ha dedicato il Messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.

Raccontare è tramandare, di generazione in generazione, e chi si occupa di cinema e di audiovisivi non può che sentirsi direttamente coinvolto in questo mandato. Esserci non vuol dire solo occupare spazi, ma attivare processi, cogliere la dinamicità del momento ed essere generatori di futuro. Occorre abitare questo tempo con discernimento e sensibilità: andare avanti e non restare ai margini. La «Generazione Z» c’interroga; facciamoci trovare pronti!

 

Russo Mons. Stefano

Segretario Generale

Conferenza Episcopale Italiana

 

[1] Aa.Vv., Rapporto Cinema 2019. L’anno Zeta dell’audiovisivo, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2019, p. 93.