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LFF, Chiara Francini e il suo Anno felice: “Un libro che è una somma delle esperienze della mia vita”

Chiara Francini – Foto Karen Di Paola

“Scrivere per me significa mostrare il mio vero essere. Sapere che i colori che ho usato per dipingere queste pagine mi hanno fatta amare da tanti, mi fa pensare che alla fine siamo tutti fatti dello stesso arcobaleno”, l’esordio dell’attrice e scrittrice Chiara Francini.

“Come autrice mi definirei molto istintiva. La cosa più bella è che puoi creare universi incredibili, che nel cinema costerebbero miliardi. Ogni autore racconta sempre qualcosa di sé, gli occhi delle mie protagoniste sono i miei. Non a caso il personaggio principale, Melania, si chiama come uno dei personaggi di Via col vento, il film preferito di mia madre”.

La donna come protagonista: “Mi piace scrivere di donne, troppo spesso hanno un ruolo di spalla. Se avessi una figlia le direi che oggi essere donna significa ancora partire in svantaggio rispetto ai maschi. Siamo costrette a correre per recuperare, ma spesso la nostra determinazione ci porta a eccellere”.

Dal dualismo all’amore: “Questo libro è una somma delle esperienze della mia vita, a partire dall’innamoramento tra una ragazza fiorentina, circondata dall’amore della famiglia, dal rumore della sua città e dal cibo, e questo ragazzo svedese molto più chiuso, che la affascina proprio per il suo mistero”.

Poi un commento sul cinema: “La cinematografia italiana vede spesso la donna come una figurina, per giunta dai colori sbiaditi e stereotipati. Produzione, girato e scrittura sono spesso nella mani degli uomini. Io invece racconto tutte quelle sfumature che di solito passano inosservate. La gioia più grande per me è poter condividere il mio libro con così tante persone, perché per progredire dobbiamo percepirci come parte di una comunità”.

Prossimo appuntamento a teatro con “L’Amore segreto di Ofelia” il 4 agosto al Teatro romano di Fiesole: “Si tratta di un epistolario tra Amleto e Ofelia, uno spettacolo molto attuale perché l’epistolario è l’emblema dell’assenza di contatto, che ha caratterizzato questo ultimo periodo delle nostre vite”.