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LFF: Donne, pari opportunità, famiglia e quote rosa

“Parlare di pari opportunità è un po’ astratto se non diamo dei contenuti. I dati Istat e Ispettorato del lavoro dicono che in un anno si sono dimesse 37.000 neo-mamme. Perché si sono dimesse? Non riuscivano a conciliare impegni di famiglia e impegni professionali. In tutto il mondo le donne vengono pagate meno, in Italia il 20 per cento in meno. Queste non sono pari opportunità”. Lo racconta in modo coinvolgente la giornalista Tiziana Ferrario. Poi interviene Plinio Agostoni, vicepresidente Icam spa, unico uomo del panel “Autonomia e famiglia, pari opportunità e realizzazione personale”. “Gli strumenti per conciliare famiglia e lavoro ci sono, basta metterli in pratica: smart working, turni part time, redistribuzione delle ore lavorative. L’altra grande risorsa dovrebbe essere la politica, il congedo parentale ad esempio…L’Italia è il Paese dove la famiglia è ancora per larga parte centrale, ma è anche il Paese che la aiuta meno”. Il vicesindaco del Comune di Lecco con delega alle Pari Opportunità, Francesca Bonacina, ragiona invece sulle quote rosa: “Per noi donne, adesso, con le quote rosa, è più facile entrare in politica ma poi è difficile rimanerci perché la maggioranza è ancora maschile, come i codici con cui si ragiona. Se ci fossero più donne, sarebbe più equilibrato”.

La riflessione sulle quote rosa è ripresa da Mariastella Gelmini, ex Ministro dell’Istruzione, Parlamentare alla Camera dei Deputati: “Io sulle quote ho cambiato idea. Prima pensavo bastasse il merito. Ora non posso negare che le quote rosa hanno aiutato il merito e la voglia di fare delle donne”.  L’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta sposta il discorso sul mondo del cinema italiano, ancora prettamente maschile e maschilista: “Quando ho deciso di diventare anche produttrice, durante una riunione, mi hanno detto: sono sorpreso, sei anche intelligente. Purtroppo, alla stupidità non c’è cura”. Interviene anche Giovanna Palladino, Direttore del Museo del Risparmio di Torino e Capo segreteria tecnica del Presidente di Intesa San Paolo: “Solo il 48% delle donne italiane lavora, questo vuol dire che più del 50% non ha un reddito e la maggior parte di questo 50% è inattivo, cioè non cercano lavoro nonostante più del 20% di queste donne viva in povertà”.