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Angelo Scola: “La medicina non basta da sola”

Il territorio lecchese ha dato accolto con partecipazione di pubblico – e di tanti volontari al servizio della macchina organizzativa – ogni evento della II edizione del Lecco Film Fest. Il Covid ha messo tutti davanti alla complessità della cura, che è uno temi fondamentali affrontati dal festival. Venerdì 30 è intervenuto sul palco della sua Lecco il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo emerito di Milano con una lectio su “Curare l’umano, corpo e anima”.

«Dall’intuito del singolo medico alle fatiche del sistema sanitario, dalla generosità di medici e infermieri, questo tempo ha messo al centro il bisogno di curare il corpo, ma anche l’anima», dice dal palco del Lecco Film Fest , che ricorda come «non possa bastare la medicina da sola, serve farsi carico della persona nei diversi elementi che compongono la sua umana unicità, quella corporea e quella dell’anima. Lo dico anche da paziente – ha sottolineato il Cardinal Scola –, da chi per due anni all’età di 22 anni è stato allettato, e da chi da decessi soffre di una rara malattia autoimmune».

Sul palco ha moderato l’intervento la giornalista e regista Laura Silvia Battaglia, dialogando con la psicologa e scrittrice Maria Rita Parsi e Marco Bardazzi, Co-fondatore e CEO di Bea-Be a Media Company: «Dall’intuito del singolo medico alle fatiche del sistema sanitario, dalla generosità di medici e infermieri, questo tempo ha messo al centro il bisogno di curare il corpo, ma anche l’anima», ha detto dal palco del Lecco Film Fest, ricordando il protagonista del suo libro Ho fatto tutto per essere felice edito da Bur Rizzoli, Enzo Piccinini: «è stato un chirurgo “insolito” lo definisce dalle qualità umane sia nella vita privata che in quelle professionali di  medico capace di lasciare un segno positivo in chiunque avesse a che fare con lui».

A proposito dei valori umani nella cura medica, ha concluso Parsi: «La tecnica si alimenta della cura dell’umano, del suo corpo, delle sue fragilità del parlare da medico al paziente, non solo con le terapie», conclude aggiungendo: «Mentre negli ospedali e nelle case è stata veloce la corsa a salvare vite umane, la pandemia ha fatto emergere il bisogno di leggere libri, guardare film, imparare cose nuove, seguire i bambini nella crescita, confrontarsi sui grandi temi dell’anima: aver cura di sé come esseri emotivi».

Luca Cereda